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Naufragio in psicopatologia
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LACAN E LE CONCEZIONI CLASSICHE DELLA PSICHIATRIA:

Kraepelin (critica alla diagnosi di paranoia), Jaspers (critica al concetto di comprensione), Clerambault (automatismo mentale e psicosi passionale).

Nell’ambito del Seminario III “Le psicosi” Lacan prende in considerazione alcuni illustri personaggi della psichiatria classica. Il suo intento è quello di riflettere su alcune teorizzazioni e  distaccarsi da alcune di esse.
In primo luogo egli riprende la definizione di paranoia di Kraepelin per criticarne, praticamente, ogni sua parte: “La paranoia si distingue dagli altri quadri perché si caratterizza per lo sviluppo insidioso di cause interne, e, secondo un’evoluzione continua, di un sistema delirante, durevole e impossibile da scuotere, e si instaura con una conservazione completa della chiarezza e dell’ordine nel pensiero, nel volere e nell’azione”. In breve, Kraepelin arriva a definire la paranoia come una forma morbosa in cui si istalla un sistema delirante durevole e immutabile che lascia intatte le facoltà intellettuali, la volontà e l’azione e che egli distingue dalla demenza precoce.
Lacan, in sostanza, giunge a criticare ogni punto di questa definizione in quanto sostiene non sia corrispondente ai dati che la clinica fornisce. Per quanto riguarda la prima parte (sviluppo insidioso di cause interne secondo un’evoluzione continua) Lacan ritiene che la paranoia si sviluppi attraverso delle fasi la cui evoluzione incomincia da un momento iniziale di rottura. Inoltre, crede che il riferimento di Kraepelin al ruolo determinante che le cause interne ricoprono sia insufficiente a spiegare lo sviluppo della paranoia. Per quanto riguarda la seconda parte (di un sistema delirante durevole e impossibile da scuotere) Lacan considera la paranoia come un sistema variabile a prescindere che lo si scuoti o meno. Infine, la terza parte (conservazione della chiarezza e dell’ordine del pensiero, nel volere e nell’azione) andrebbe rivista considerando diversamente il suo significato, per capire per esempio che cosa si intende per chiarezza e ordine.
In definitiva, secondo Lacan, riferirsi alla paranoia come a qualcosa che mantiene comunque il soggetto intatto e le cui facoltà sono ben conservate significa dimenticare che proprio l’essere umano con il suo comportamento si contraddistingue per il suo movimento continuo, ossia per gli incessanti cambiamenti che in lui hanno i valori, i desideri, l’azione e quant’altro.
Un’altra importante figura all’interno della riflessione lacaniana è quella di Jaspers. Lacan critica fortemente il concetto di comprensione di Jaspers fino a distaccarsene in maniera del tutto netta e a prenderne sempre più le distanze.
Jaspers incentra gran parte delle sue teorizzazioni  sulla distinzione tra causa e senso. La prima si riferisce alle leggi di successione causale che regolano i fenomeni; il secondo, invece, si comprende a prescindere dalle leggi di successione causale. In pratica, i fenomeni comprensibili si collocano nel senso mentre le relazioni causali appartengono all’in-comprensibile, in cui si spiega ma non si comprende. Per Jaspers anche la psicopatologia è caratterizzata da questa dicotomia: ci sono patologie che  si sviluppano in maniera del tutto comprensibile e altre che, invece, sfuggono totalmente o parzialmente alla comprensione. Nello specifico, la psicosi non è, come per Kraepelin, endogena ma è installata all’interno del rapporto del soggetto col mondo circostante ed correlata con gli accadimenti esistenziali. Ed è con il concetto di comprensione che la malattia mentale viene ricollocata da Jaspers nell’ambito dell’esperienza vissuta dal soggetto e le reazioni acquistano il senso che hanno per il soggetto che le vive. Progressivamente Lacan si distaccherà sempre più da Jaspers in quanto giungerà a sostenere che la causalità è di ordine mentale e che la follia appartiene al senso e non è separabile dal problema della significazione; per Lacan il senso è rintracciabile all’interno di una causalità psichica, idea quindi del tutto contrastante con la dicotomia jaspersiana di causa-senso. Tutto ciò perché Lacan crede fortemente nel significato personale di ogni fenomeno; quest’ultimo per quanto possa essere inaccessibile, ha sempre per il soggetto un significato che per lui è pienamente comprensibile.
 Grande importanza e posizione centrale assume la figura di Clérambault, che Lacan definisce suo maestro, anche se non ne condivide il suo meccanicismo.
Clérambault ha sempre cercato di analizzare le fasi iniziali delle malattie e la loro improvvisa irruzione. Egli ha sviluppato il concetto di automatismo mentale che risulta essere un processo meccanico, anaffettivo e automatico contraddistinto da un insieme di elementi verbali e psichici (fenomeni elementari), come commenti, trasmissione e impulsi del pensiero, impulsi verbali ecc., che coglie il soggetto all’improvviso; successivamente a questo, prende forma lo sviluppo di idee deliranti plasmate, questa volta, alla personalità del soggetto e caratterizzate da elementi affettivi. Per Clérambault, quindi, l’automatismo mentale genera la psicosi, mentre il delirio è qualcosa di derivato, che subentra in un secondo momento. Più precisamente, allora, si può dire che le allucinazioni precedono il delirio: l’idea di persecuzione non crea le allucinazioni ma sono le allucinazioni che creano l’idea di persecuzione.
Secondo Lacan, con i fenomeni elementari, anche se Clérambault parla di semplici fenomeni meccanici, compare la questione del linguaggio in quanto possono essere concepiti in termini di struttura interna del linguaggio ossia come espressione del rapporto del soggetto col significante.
Clérambault identificò, inoltre, l’automatismo mentale come meccanismo di base delle psicosi passionali. Queste ultime rientrano nei deliri non allucinatori di rivendicazione, di gelosia o di erotomania. In particolare quest’ultimo tipo di delirio ha attirato l’attenzione di Clérambault, che l’ha inquadrato come una forma particolare di paranoia. L’erotomania si fonda su due elementi principali: il primo è il postulato fondamentale secondo cui è l’oggetto che ama, ama di più o addirittura è solo lui che ama. Da qui si svilupperà il delirio successivo e tutte le significazioni possibili. Il secondo elemento consiste in una serie di temi secondari e derivati secondo i quali l’oggetto non può essere felice senza lo spasimante. Molti dei suoi pazienti sottolineavano, infatti, che nel rapporto passionale era stato l’altro a prendere l’iniziativa. Clérambault evidenzia, allora, l’elemento fondamentale da cui parte tutto: si tratta della negazione del desiderio che viene, invece, proiettato sull’oggetto amato-odiato, considerato quindi responsabile di amare. Questo delirio non invade tutta la realtà ma rimane legato sempre allo stesso oggetto, senza nemmeno essere integrato con elementi esterni; il mondo di queste persone coincide totalmente con l’oggetto amato tanto che se si sopprime il postulato di base viene a crollare tutto il delirio passionale. Lacan, però, a differenza di Clérambault (che ha valorizzato la differenza tra psicosi paranoiche e psicosi passionali), si contrappone alla frammentazione del quadro clinico della paranoia e tende ad inserire le varie forme di deliri passionali nel quadro della paranoia.

dott.ssa Giorgia Tisci (20 mar. 2007)

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