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(tratti dal libro di Massimo Recalcati , Clinica del vuoto, FrancoAngeli, 2002, Milano)

Nella prospettiva di Lacan il soggetto è sottomesso all’Altro nel modo di una dipendenza simbolica fondamentale. Senza l’Altro non c’è possibilità di esistere come soggetto.
dunque, la prima forma di dipendenza è quella dall’Altro, la condizione del soggetto dipende da ciò che si svolge nell’Altro. si tratta di una dipendenza sincronico-strutturale, nel senso che il soggetto dipende costitutivamente dall’Altro; non c’è prima una libertà originaria del soggetto e poi un suo incatenamento dove l’Altro si insedia dopo una supposta libertà: l’Altro è già lì, da sempre, in anticipo rispetto al soggetto. quindi la nascita psicologica del soggetto, la sua dipendenza, il suo attaccamento all’Altro materno, ha come presupposto la dipendenza simbolica, costituente, dall’Altro.
La clinica si struttura sui modi possibili di articolazione di questa dipendenza:

  1. Nelle Nevrosi l’Altro castra l’essere di godimento del soggetto cosicchè il soggetto per iscriversi nel luogo dell’Altro deve pagare un prezzo simbolico, deve perdere del godimento. L’azione dell’Altro rende il soggetto mancante e, pertanto, desiderante, un soggetto animato dal desiderio;
  2. Nelle Psicosi l’Altro viene escluso, rifiutato. Lo psicotico resta fuori dal legame sociale, fuori discorso; rifiuta la Legge del Padre per conservare il proprio essere come integro.
  3. Nelle Perversioni il soggetto sostiene una Legge propria contro quella dell’Altro, sostiene la pura legge del godimento; c’è solo l’imperativo di una pura volontà di godimento, senza dialettica con l’Altro.

Se l’Altro rapina il soggetto è anche vero che gli dona qualcosa; dona un doppio conforto: quello del simbolo e del desiderio. E’ sulla morte che è possibile produrre simboli per metaforizzare il vuoto. Anche per il desiderio la condizione di possibilità è che esista la mancanza, perché è possibile desiderare solo se c’è una mancanza.
Nelle patologie della dipendenza vengono meno sia il simbolo che il desiderio. Si presenta la Cosa come tale e si impone il godimento, sempre uguale, dell’identico, della stessa Cosa (cibo, immagine, droga, alcool): il simbolo è ucciso dalla Cosa e il desiderio è sommerso dal godimento. Nell’oggetto droga sopravvive la Cosa; il buco dell’eroinomane, o del cocainomane se si pensa all’orifizio nasale, non svuota il corpo di godimento ma è un buco reale che serve al contrario per introdurre del godimento nel corpo.
bisogna distinguere due forme di dipendenza: la dipendenza costituente del soggetto dalla rapina-donazione dell’Altro e la dipendenza patologica del soggetto dall’oggetto-sostanza. in quella patologica il soggetto tende a rifiutare la dipendenza strutturale dall’Altro: vi è il divorzio tra il soggetto e l’Altro, e il soggetto elegge l’oggetto al posto vuoto lasciato nell’Altro; l’oggetto di cui si gode non è quello dello scambio simbolico ma solo l’oggetto messo a disposizione dal mercato per il consumo.
Si tratta di oggetti-sostanza che offrono l’illusione di annullare la mancanza ad essere del soggetto; rendono la Cosa accessibile senza la mediazione dell’Altro: l’illusione di un farsi da sé senza l’Altro (“Mi faccio!” = mi costituisco, mi faccio essere a prescindere dall’Altro). l’oggetto-sostanza promette al soggetto una felicità assoluta; è il contrario dell’oggetto causa di desiderio perché si configura come una sostanza reale, da consumare, reperibile, mentre l’oggetto causa di desiderio è privo di sostanza e non è reperibile se non nella forma del “resto”, di un residuo. la magia terribile della sostanza è quella di rendere sempre presente l’oggetto perduto (è sempre presente anche quando è assente). è un ossessione della presenza che rovescia la logica del simbolo; mentre il simbolo si sonda sull’uccisione della Cosa, la dipendenza dalla presenza e dal consumo infinito dell’oggetto uccide il simbolo.
Il rapporto tra l’odio e l’amore è caratterizzato da tre elementi:

  1. c’è un’originarietà dell’odio rispetto all’amore (l’odio originario è il rifiuto soggettivo del disagio causato dall’Altro);
  2. l’odio prende la forma del rifiuto dell’Altro in quanto perturbatore dello stato d’essere del soggetto (qui l’odio è legato all’impossibilità per il soggetto di superare la castrazione. E’ l’odio del tossicomane per l’Altro sesso che pretenderebbe di distruggere attraverso la droga: è il rifiuto della perdita dell’oggetto);
  3. questo rifiuto esprime la volontà dell’Io narcisistico di preservare la propria integrità.

Nelle dipendenze patologiche, l’Altro sesso (la funzione unificatrice di Eros che si esprime nella sessualità) è rimpiazzato dalla a-sessualità della sostanza e dal godimento a circuito chiuso. il soggetto scarta l’incontro con l’Altro per assicurarsi, nel consumo solitario dell’oggetto, l’annullamento della mancanza che l’Altro inevitabilmente introduce.

La logica del discorso amoroso si fonda interamente sull’Altro. L’Altro causa la perdita del soggetto, ma il soggetto è nell’Altro che cercherà di trovare l’oggetto perduto. Invece, nelle patologie della dipendenza, l’odio prende il posto dell’amore di transfert e assume la forma estrema del rifiuto di questa dipendenza costituente del soggetto dall’Altro. In questa posizione di antiamore, il soggetto è alla ricerca di un godimento puro, assoluto. se però la mediazione dell’Altro è negata, c’è il rischio che questa spinta pulsionale al godimento assoluto si riveli distruttiva, animata dalla pulsione di morte; il desiderio si annulla in un godimento non-vitale, autistico, è un desiderio pieno di morte.

dott.ssa Giorgia Tisci (27 nov. 2008)

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Aggiornato: Novembre 29, 2016 13:52