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Naufragio in psicopatologia
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Elementi di una teoria gruppoanalitica postfoulkesiana.

Dalal cerca di individuare gli elementi per costituire una teoria gruppoanalitica postfoulkesiana in grado di poter parlare e pensare i fenomeni senza dare immediata centralità al concetto di individuo unitamente alla possibile formulazione delle nozioni di buona salute e cattiva salute dalla prospettiva del gruppo.
La costruzione di un paradigma gruppoanalitico passa attraverso la nozione di gruppi all’interno degli individui, in effetti già Elias poneva l’interrogativo se era possibile parlare di società a prescindere dallo studio degli individui; Freud rimarcava il primato ontologico dell’individuo sul gruppo, definendo la massa come un’unione di singoli; Klein sosteneva che la comprensibilità della vita sociale passa attraverso la comprensione della personalità; Fairbairn pur spostando l’attenzione dalla libido alla relazionalità rimaneva radicato al primato individuale, infatti considerava la psicologia del gruppo come la psicologia dell’individuo in un gruppo; Winnicott creatore della nozione di relazione madre-bambino (gruppo) pur riconoscendo la vitale importanza delle influenze culturali diceva che queste possono essere studiate come modelli personali. Prendere sul serio il gruppo significa non solo ribaltare le risposte date dagli psicoanalisti citati ma andare oltre.
Per procedere bisogna chiarire i termini esterno, gruppo e sociale, dicendo innanzitutto che sociale ed esterno fanno riferimento a cose diverse, mentre sociale e gruppo fanno riferimento alla stessa cosa. Foulkes ed Elias sostenevano che il sociale non si colloca solo all’esterno, nello spazio tra le persone, ma ovunque.
Foulkes propone sui gruppi  una teoria relativa a ciò che avviene all’interno di un gruppo e non tra gruppi che risulta essere illegittima rimanendo coerente con due delle sue stesse preposizioni; la prima è che l’individuo non esiste separatamente quindi il gruppo non può esistere separatamente ; la seconda è che il gruppo, qualsiasi gruppo, è un’astrazione, quindi i gruppi possono essere visti solo in relazione ad altri gruppi. Secondo questa logica tutti i fenomeni sono allo stesso tempo fenomeni intergruppali e intragruppali. La differenza consiste nella definizione e nella prospettiva adottate. Non si può parlare di gruppo senza incontrare la nozione di appartenenza, che potrebbe essere assunta come un ente nel suo essere presso un altro ente; secondo Foulkes il bisogno psicologico di appartenenza è garanzia di sanità. Dalal con l’operazione di de-costruzione del concetto di appartenenza fa emergere le determinazioni di similarità, differenza e non-identità, elementi  che rendono più comprensibili l’affermazione di Foulkes secondo cui i gruppi sono astrazioni.
Il pensiero Matte Blanco ci permette di avere una visione ulteriore delle complessità dei gruppi; Blanco focalizza l’attenzione sulla mente come classificatrice, costruendo una teoria fondata sull’idea che esistano due diversi sistemi di logica operanti nella mente: la logica asimmetrica e quella simmetrica.
La logica asimmetrica è la logica familiare del mondo razionale quotidiano, le regole che si avvalgono di questa logica sono regole di classificazioni degli oggetti secondo somiglianze e differenze come: il principio di identità; la legge del terzo escluso; la relazione delle parti con il tutto. Questa logica è ciò che Freud chiama processo secondario ed appartiene alla mente conscia. A questa logica appartengono: il differenziato, il relativo, la gradazione, il tempo e spazio, il mortale, il cambiamento e il finito.
La logica simmetrica è la logica le cui regole discordano con il mondo che ci è familiare, ed è fondamentalmente  molto simile alla nozione di processi primari di Freud, che egli sostiene accadono nell’inconscio. A questa logica appartengono: l’omogeneizzato, l’assoluto, la polarizzazione, l’assenza di tempo e spazio, l’eterno, la realtà immutabile e l’infinito.
Matte Blanco si differenzia da Freud in quanto dice che tutto il pensiero, conscio e inconscio, è bi-logico. L’aspetto interessante di questa teoria è che il nostro pensiero logico oggettivo cosiddetto normale racchiude la logica simmetrica, in effetti per elaborare un’affermazione significativa è necessario omogeneizzare le parti dell’affermazione al loro interno, ignorando la differenziazione che esiste all’interno di ciascuna categorizzazione.
Bion afferma che tutte le cose che si manifestano nel mondo hanno il loro fondamento  nella regione protomentale che trascende l’esperienza, all’interno di questa si trovano i prototipi dei tre gruppi fondati su un assunto di base (dipendenza, accoppiamento, attacco-fuga). Dallo stato protomentale emergono le emozioni, ed è a questo che il gruppo si comporta come se stesse agendo secondo un assunto di base. Il gruppo fondato su un assunto di base è uno stato emozionale, istintivo e senza tempo; al contrario, il gruppo di lavoro è uno stato mentale vincolato. Sembrerebbe, come sostiene Dalal, che Bion non solo ha scisso le emozioni dalle funzioni mentali, ma ha anche esaltato il pensiero in quanto elemento positivo e sminuito le emozioni in quanto elementi negativi per il fatto che impediscono il pensiero.
Ritornando a Blanco in relazione al concetto di appartenenza, utilizzando la sua teoria del pensiero (logica asimmetrica e simmetrica) e sapendo che nel mondo reale qualsiasi ente avrà un numero infinito di attributi, diventa ovvio che nelle situazioni complesse il cervello tende a semplificare scegliendo determinati attributi e rendendoli prioritari. Questa è la componente cognitiva della motivazione: un impulso alla semplificazione. Senza però tralasciare la componente emozionale.
Prendendo in considerazione l’impulso a semplificare, e cercando di individuare quali attributi verranno scelti come prioritari fra le innumerevoli possibilità; secondo Dalal, nemmeno il metodo di classificazione delle qualità essenziali, intese come essenze precostituite, in quanto l’essenza è in parte una caratteristica dell’oggetto, ma  in parte anche una funzione del contesto, ci danno la possibilità di scorgerne la motivazione. La cosa importante da rilevare qui è che esistono molti metodi di classificazione, nessuno dei quali intrinsecamente più efficace degli altri. La conseguenza di questa affermazione sarebbe che ciò che viene definito “essenza” non è una costante, ma in realtà una variabile, funzione di tre elementi: le proprietà della cosa, le proprietà del contesto e il “modo di vedere”. Visto che c’è un legame tra essenza e appartenenza, questo ci conduce verso la nozione di identità e fa sorgere il quesito su cosa rende prioritari uno o più tipi di appartenenza.
L’identità è un nome, il nome di una categoria, inoltre è un senso interno di appartenenza a un nome. A livello cognitivo la nozione di identità sembrerebbe una categoria contingente; in ultima è una reificazione, una categoria vuota che viene variamente riempita dal metodo di classificazione. A livello emozionale ed esperienziale, il senso di appartenenza è sostanziale e cruciale per creare un senso di benessere. Quindi il compito cognitivo della classificazione e il senso emozionale di appartenenza confluiscono nella nozione d’identità. Poiché esistono innumerevoli identità potenziali esiste il pericolo costante di perdere l’identità.
Il bisogno di appartenenza è evidentemente un impulso molto importante, Foulkes sostiene che uno dei principi organizzativi fondamentali che guida e struttura l’esistenza umana è il bisogno di appartenenza; questa idea gli ha fatto prendere le distanze dallo schema freudiano, guidato dalle pulsioni, e lo ha avvicinato alla nozione di Fairbairn secondo cui la libido non ricerca il piacere ma l’oggetto. Cialdini ha mostrato che lo sviluppo dell’autostima da parte degli individui passa attraverso il bisogno di esibire favoritismi intragruppali; questo mostra che le affinità nel gruppo non riguardano soltanto potere e risorse, ma qualcosa di più; confermando l’esistenza di quello che Elias chiama carisma del gruppo. Quindi possiamo dire che il meccanismo del favoritismo interno al gruppo è parte di un’idealizzazione. Pertanto, alla domanda sul perché esista il bisogno psicologico di creare un “noi”, si può in parte rispondere con l’idea che si ha bisogno di creare un gruppo di appartenenza per poterlo nutrire affinché esso nutra il sé.
Matte Blanco afferma: “Dietro ogni individuo o relazione […] il sé vede una serie infinita”. Questa affermazione apre ad ulteriori strutture di pensiero, e si riferisce alla logica asimmetrica (anche se secondo Dalal appartiene ad entrambi i sistemi di logica). Inoltre tale affermazione ci permette di cogliere che le cose appartenenti ad una relazione diventano potenzialmente parte di tutte le relazioni. Quindi affinché ci si possa soffermare su una cosa occorre un’interruzione, per evitare di cascare verso l’infinito, pertanto l’interruzione è il pensiero stesso. La domanda che sorge è perché le cose si legano e si fissano in particolari direzioni? Si è visto che i meccanismi della logica spingono verso il fondersi, ora è necessario cogliere cosa spinge i meccanismi psicologici a separarsi e quindi a fissarsi.
Freud e Klein sostengono che è l’emozionalità (in particolare l’angoscia derivata dalla paura e dall’odio) che determina la classificazione. Foulkes sostiene che il bambino piccolo vive una serie di esperienze che poi si condensano e polarizzano e che la varietà delle esperienze in qualche modo si coagula in due globuli di situazioni estreme. Anche se Foulkes non chiarisce il perché ciò avviene, Dalal scorge due possibili strade da seguire: dividere mediante la lingua, creare estremi.
La struttura della lingua è bi-valente, volendo usare la terminologia di Matte Blanco, le cose quindi vengono classificate come A o non-A. i sostenitori delle pulsioni affermano che la struttura binaria della lingua riflette la dualità delle pulsioni, mentre la risposta cognitiva è che per essere in grado di pensare è necessario separare e nominare parti della continuità dell’esperienza. Pertanto, il nominare intrinsecamente è un atto che crea una struttura binaria. L’inevitabile suddivisione dell’esperienza in uno dei due campi ci porta a dover esaminare la natura di questi due campi.
La seconda strada individuata da Dalal riguarda il processo primario o la logica simmetrica entrando in un labirinto logico che alla fine conduce nel regno degli assoluti. Se come sostiene Freud il profondo, l’inconscio è la regione in cui le cose sono rese simili e uguali, allora esse diventerebbero un’unica cosa, non due. Quindi non sarebbe possibile dire niente, perché dire qualcosa significherebbe differenziare. Se lasciassimo passare una quantità minima di asimmetria in questo quadro, la differenziazione avrebbe luogo nella sua forma più basilare: due, una cosa e il suo nome. In effetti da un punto di vista logico l’esistenza dovrebbe iniziare con una nozione di duplicità. Pertanto, ai livelli più profondi dell’inconscio, dove le cose esistono ma sono anche il più omogeneizzate possibile, dove la simmetria è al massimo e l’asimmetria al minimo, deve esserci una duplicità. Con soli due stati possibili all’interno di questa regione non ci sono livelli di certezza, ma solo estremi e assoluti. Dalal sostiene: gli assoluti e gli estremi che si trovano in questa regione sono l’effetto della struttura dell’esistenza stessa e non qualcosa che abbia a che fare con le pulsioni.
Dalal per avvalorare l’idea di Foulkes secondo cui l’esperienza si condensa e polarizza senza che siano necessarie le pulsioni introduce la metafora gravitazionale, in effetti come i campi gravitazionali attraggono le cose presso di se cosi gli individui nelle esperienze che sono sempre connotate da affezioni vengo attratti presso. Certo è che un oggetto può essere attratto dall’uno o dall’altro dei centri gravitazionali, perché avrà attributi risonanti di entrambi.
A livello di logica simmetrica, le cose sono omogeneizzate, fuse e coincidenti; si tratta di un processo simile ma non identico ai processi primari descritti da Freud. A livello di logica asimmetrica “quotidiana”, le cose non sono mai assolute; si tratta di un processo simile ma non identico ai processi secondari descritti da Freud. Per quanto si possa avere la tentazione di mettere sullo stesso piano la logica asimmetrica con la mente conscia e la logica simmetrica con la mente inconscia, non bisogna dimenticare che tutto il pensiero è una mescolanza delle due, pensiero bi-logico appunto. Le logiche illustrate rasentano una certa somiglianza con gli stadi dello sviluppo della posizione schizo-paranoide e di quella depressiva descritti dalla Klein, anche se questo può generare confusione  causata dall’affinità della nozione di scissione con quella di classificazione.
La scissione è un meccanismo di difesa contro l’angoscia. Secondo Hinshelwood essa è costituita da due elementi, ciò che viene scisso e il modo in cui viene scisso, la cui combinazione conduce a quattro configurazioni. I due tipi sono : 1. Una scissione dell’oggetto o dell’Io; 2. Una scissione coesiva o frammentante. Pertanto, quando si dice che il lattante ha scisso qualcosa, la logica vuole che per essere in grado di separare l’oggetto, egli debba averlo precedentemente conosciuto in qualche sorta di stato non scisso. In altri termini, gli eventi non scissi precedono ontologicamente quelli scissi. La scissione coesiva (scissione nevrotica) concerne due elementi. Primo, mettere insieme cose che si pensa abbiano un attributo in comune, che è la stessa della classificazione, vale a dire del nominare. La seconda parte dell’attività è negare e dimenticare il fatto che queste siano state ricavate da qualcosa. Possiamo ora formulare la seguente proposizione: l’atto intellettuale della classificazione differenzia e divide; l’atto emozionale della scissione rimuove il fatto che sia esistita una connessione tra gli oggetti divisi.
Volendo riassumere quanto detto prima in merito alla relazione tra classificazione e scissione possiamo dire: la classificazione non è la stessa cosa della scissione, talvolta la seconda segue la prima (dimenticando che gli oggetti divisi sono stati connessi), mentre la prima segue necessariamente la seconda (alle parti divise viene inevitabilmente dato un nome). La scissione non è solo la separazione del buono dal cattivo, ma anche l’annientamento di tutti i legami fra loro. È un’applicazione estrema dell’asimmetria tra gli oggetti divisi e un’applicazione estrema della simmetria tra le parti interne degli oggetti divisi.
Il ragionamento portato avanti fin qui ha dimostrato che non è necessario spiegare o trovare un’origine alla differenziazione e alla molteplicità: esse sono già presenti. Volendo riprendere quanto detto da Foulkes: la molteplicità ha la priorità ontologica sull’unità. Le considerazioni fatte fin questo punto non voglio semplicisticamente collocare il gruppo come prioritario rispetto all’individuo, anzi si è cercato di attaccare la certezza dell’esistenza di un noi attraverso due direzioni: attraverso i meccanismi dell’attività cognitiva e di classificazione, dove è emersa l’esigenza del dividere e dl classificare per esistere; attraverso il poststrutturalismo, che spezza una nozione unitaria lineare di io o noi e rende il soggetto, individuo o gruppo che sia, instabile e plurale.
Quanto detto prima in merito al concetto d’identità e cioè che è il nome di una categoria e che è anche il senso di appartenenza a un nome; possiamo ora aggiungerne una terza, allargando il concetto spostandoci dal singolare al plurale, rilevando che non abbiamo un’unica identità ma molte e che quindi apparteniamo a più luoghi simultaneamente. Riprendendo Elias possiamo affermare che l’identità non è un possesso, quanto piuttosto un fenomeno che affonda le sue radici in una rete di interazioni e relazioni sociali. Il teorico sociale Calhoun afferma: l’identità è sempre progetto, non stabile realizzazione. Per esistere è necessario trovare un luogo cui appartenere, in cui stare, ma non si deve sapere che si tratta di un luogo illusorio. È cosi importante non saperlo che le nostre menti sono strutturate in modo tale da renderlo emozionalmente e mentalmente incomprensibile. Pertanto al centro dell’identità c’è qualcosa di inconscio, uno spazio reso simmetrico. Questo inconscio non è il risultato della rimozione in sé, ma sembra nascere spontaneamente dalla struttura della comunicazione, sia essa interna o esterna. Questa visione dell’inconscio ci permette di connettere la nozione di inconscio sociale di Foulkes con la teoria del discorso. L’identità, essendo un’omogeneità imposta, viene costantemente minacciata sia dall’omogeneità esterna sia dall’eterogeneità interna. Pertanto, i confini e gli elementi interni dell’identità devono essere continuamente sorvegliati per assicurare la sua permanenza.
Dalal sostiene che l’Io è il Noi, e per giungere a ciò parte dalla distinzione esistente tra il Sé e l’Identità, riportando quando emerge dal dibattito in sede della teoria sociale, dove si evince che il Sé e interno e innato, legato quindi all’individualismo, invece identità ha a che fare con l’identificarsi a qualcosa, traendo origine dall’esterno. Quindi sembrerebbe che il Sé si colloca nell’individuo e ha come nome Io, mentre l’Identità si colloca nel gruppo e ha come nome Noi. Ricorrendo a Foulkes con il concetto di figura-sfondo, sembrerebbe possibile dire che talvolta prevale Io talvolta il Noi. Dalal ci fa notare che né Freud né Laplanche e Pontalis parlano di Sé, l’Io invece rappresenta sia un organo di adattamento che si sedimenta dall’Es che il mezzo grazie al quale la psiche affronta il mondo esterno. Possiamo allora vedere che in Freud il Noi si è già infiltrato nel territorio dell’Io. Secondo Dalal distinguere fra gli elementi di origine personale e quelli che provengono dalla comunità è sbagliato ed è il risultato di un errore di logica. A questo schema possiamo opporre non che l’unicità e l’autonomia non esistono, ma che l’unicità di ciascun individuo si costruisce a partire da materiale comune. Tale materiale comune è quello che Elias chiama simbolo, la cui natura e la cui base sono sociali.

dott Giuseppe Ceparano (25 mar. 2008)

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