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Preambolo
Mi accingo a scrivere; il portatile, la tastiera, lo schermo, le mani, il cervello, gli occhi, la mente, i pensieri, gli studi, le conoscenze, gli affetti, le emozioni, le persone, il linguaggi, le parole e tante altre cose che mi sono utili per raggiungere uno scopo, che sono allo stesso tempo condizioni di possibilità e accompagnatori del progetto da realizzare. Condizioni di possibilità in quanto elementi utili e necessari al raggiungimento del fine; accompagnatori in quanto, seppur elementi distinti, finiscono per essere un insieme unico finalizzato allo scopo. Il “mi accingo a scrivere” vuole essere un preparare il mio Esser-ci a porsi nel presso dello scrivere, infatti la preposizione “a” porta l’Essere nell’immediata vicinanza dello “scrivere”, in questo caso. Cosa che peraltro sto già facendo, utilizzando il modo della descrizione delle operazioni e delle possibilità insite nel poter raggiungere il fine. Potrei a questo punto terminare il tutto scrivendo: ho scritto. Con questo avrei soddisfatto attraverso un modo ciò che è insito nello scrivere, cioè incidere, scolpire.
Dal modo attraverso cui ho scritto, e che continuo a fare, lascio cogliere il mio voler essere descrittivo; quindi delineo e traccio qualcosa, mosso da qualcosa che è insito in me, il linguaggio, che oltre ad essere l’accompagnatore e la condizione di possibilità dello scopo, è ciò che pre-esiste in quanto non solo è struttura ma strutturante l’Essere nei processi noetici.
La particella pronominale “Mi” in “mi accingo …” fa da complemento di termine su cui si rivolge l’azione dell’accingere, nel senso del muoversi verso, dell’andare presso; oltremodo ha anche una funzione riflessiva in quanto si riflette sul soggetto stesso “Io”.  Sembrerebbe che qualsiasi azione (es. accingere) finalizzata ad uno scopo (es. scrivere) offra la possibilità di poter intravedere un qualcosa che si cela nella struttura dell’Essere che ne indica l’essenzialità costituente, di pre-esistente come il linguaggio. La frase “mi accingo a scrivere” aiuta ancor di più a coglierne l’elemento costitutivo, perché rimanda, grazie alla particella pronominale, a fare attenzione su ciò che ci costituisce; oltre il contenuto che è struttura che struttura, il linguaggio appunto, al contenitore che ne costituisce la forma. La potenza del mi, dell’esempio esposto, proietta, con la sua funzione di complemento e riflessiva, e rimanda all’essenzialità costituente che la delimita: Cura
Volendo a questo punto porre attenzione sul costituente che da forma all’Essere, diventa opportuno Cercare una viabilità nel territorio dell’etimo Cura incontrando una costellazione di termini che evidenziano la complessità sia sincronica che diacronica del concetto.
Dal greco:

  • Farmacheia: rimedio, riparazione
  • Therapeio: rivolgere-pensieri, occuparsi di, ornamento
  • Epimelìa: sguardo attento
  • Pronàia: previsione, profezia; attenzione cura
  • Frontìs: cura, premura; preoccupazione, desiderio
  • Kedòs: cura sollecitudine; pena, affanno

Dal latino: Inquietudine, affanno; cuore.

dott Giuseppe Ceparano (20 feb. 2009)

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Aggiornato: Novembre 29, 2016 13:52