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Fluenza d’Espressione o, come viene messo tra parentesi - attraversamento di gruppo -,  sono le uniche cose che sono state dette agli allievi della Scuola Sperimentale per la Formazione alla Psicoterapia e alla Ricerca nel Campo delle Scienze Umane Applicate. La scelta di non esplicitare il “che cosa” fosse la Fluenza d’Espressione ha permesso ai singoli partecipanti di porsi in un posto in cui tutto andava svelato; sembrava che tutto rimandasse al: come se fosse una psicoterapia di gruppo. Questa possibilità è da non trascurare dato il contesto: una scuola di formazione in psicoterapia. Le costanti del “come” la Fluenza d’Espressione avveniva sono contenute nel quando - una volta a settimana con l’alternarsi del Mercoledì e Venerdì - e nel dove - in una stanza attorno ad un tavolo -. Variabili strutturanti gli accadimenti del qui ed ora di ogni singola Fluenza d’Espressione sono la conduzione, visto che il conduttore cambia ogni trimestre, e talvolta la presenza di un co-conduttore; le modalità entro cui la possibilità dell’intervento del conduttore sono dettate dalla tipicità e suppongo dalla formazione dello stesso. Tali costanti e tali variabili unite nel qui ed ora degli incontri lasciano disvelare una realtà che merita di essere ri-conosciuta e che ri-manda ad un modo d’Esserci nel mondo.
La possibilità di coglierne il come si dà, voglio farla precedere dalla scomposizione degli elementi che la costituiscono per poi ricomporla nella totalità che la caratterizza.  Il termine “Fluenza” rimanda alla parola fluente, allo scorrere; il termine “espressione” rimanda alle parole spremere, esprimere, il manifestare qualcosa; la preposizione “di” che lega fluenza ed espressione, va a significare varie relazioni e principalmente derivazione, appartenenza, possesso o proprietà;  quindi, il fluire come appartenente all’espressione nell’accezione della manifestazione. A questo punto sembra utile ritornare a quello che è messo tra parentesi nella consegna che i docenti hanno dato della Fluenza d’Espressione, cioè, attraversamento di gruppo; quindi il momento formativo viene trasmesso come qualcosa che passa ed appartiene al gruppo.
Nel tentativo di poter prendere in considerazione tutti gli elementi che sottendono alla Fluenza d’Espressione, per poi cercare di mettere tutto tra parentesi e coglierne il come si dà, è opportuno rivedere sia come storicamente si è determinata che esplicitare il vissuto che ha accompagnato sia l’esperienza come allievo in formazione che come allievo co-conduttore.
La Fluenza d’Espressione come modalità pratica di attività scaturisce su proposta di Amalia Mele nel 1994 come superamento dell’attività di esplicitazione personale, che segna anche il passaggio dall’antropologia trasformazionale alle antropologie trasformazionali ulteriori. La Mele scrive:

Nella fluenza d’espressione, nell’opinione di chi scrive, il patico non è una componente o una parzialità del fluire, ma coincide con il flusso stesso, con le onde di vita che continuamente si diffrangono in getti di conoscenza, di riflessione, di apprendimento, di valutazione, di curiosità, d’invenzione, di parola, di pittura, di musica, etc.; e questi nuovamente cadono in onde di vita: ora la fluenza d’espressione più non si pone come esplicitazione di fatti intimi, bensì come trasmutazione di destino. Così deve postularsi, in modo totalmente alternativo a quello proprio dei modelli psicologistici, che dove c’è espressione non c’è più “mischia” personale: è come se fosse un traguardo di una modalità d’individuazione, di affrancamento da una sorta di servaggio, che non si vorrebbe qui rischiare di definire in termini troppo tipici del modello psicoanalitico. Si riflette trasformazionalmente sull’esistenza uno stabilirsi di legami fra segni e vissuti: è dunque una terapia semantico-emozionale.

Carlo Pastore scrive:

Fluenza d’espressione  significa, in una serie di compresenze euristiche; ampliamento; diffusione; disaggregazione; disidentificazione; disindividuazione; dissoluzione semantica interiore; disvelamento (dell’implicito); … dove questa espressione non indica arresto, sospensione, fermata, punto di arrivo, bensì sospensione della spontaneità della logica cosale deterministica e — insieme — epoché   dell’illusione di poter denotare un’unità interiore; esperienza (Erleben ) della fluenza interiore e degli orizzonti che vi sono connessi; estensione;  non-innocenza; seguimento;  stemperamento; etc. Per questo punto è forse necessario ancora notare le seguenti caratterizzazioni: la fluenza d’espressione   è vicina, nella sua concezione di fondo, alla psicologia intenzionale di Husserl  per la sua sospensione — nell’atto in cui la si pratica — di ogni riduttivismo empiricistico, anche se poi l’allenamento alla pausa cronodetica è molto più affine all’epoché  diltheyana che a quella husserliana. …La sessione di fluenza d’espressione   sembra presentarsi inizialmente agli allievi come un lavoro di gruppo psicoterapeutico a conduzione debole multipla: ma ben presto, tuttavia, la differenza netta di scopo e di metodo si fa evidente. La procedura della scena, trasformazionale è basata sulla conduzione multipla (tre primi attori, detti conduttori) cangiante (con sostituzione progressiva dei conduttori, uno per mese).

Nel testo I Mille Talenti vengono esplicitati gli elementi direttivi per i conduttori della Fluenza d’Espressione, elementi che non ritengo opportuno citare poiché negli anni in cui ho potuto farne esperienza non li ho ritrovati.
Piro nel 1997 scrisse:

“… può anche definirsi come l’esercitazione semantico-emozionale, dell’essere-insieme pluralmente, in una libera fluenza, dove ciascuno può esprimersi senza fine, dove a nessuno è concesso di interpretare, fermare ciò che va esprimendosi” .

Mele riprenderà il tema della Fluenza d’Espressione nel 2000, ponendola come Cura:

La Fluenza d’espressione come Cura sembra rimandare a un mutamento epocale in cui potrebbero contrapporsi due flussi informativi-comunicativi: quello alfabetico, lineare, visivo (individuante, scorporante), e quello dovuto alla radiazione informazionale del campo antropico continuo, simultaneo, risonante (disindividuante, incorporante). … La Fluenza d’espressione come Cura  è Mimesi Trasformazionale, ingaggia curante e curato in un tentativo di imitare tutte le voci in un canto a due che rende il mondo possibile. Quello che qui viene perseguito non è la narrazione di una serie di accadimenti, che già subito dopo la narrazione si danno come accaduti, cioè come prodotti immodificabili e quasi pietrificati, bensì l’espressione vibrante, dunque effusiva, dell’accadere.

Negli anni di formazione presso la Scuola ho potuto partecipare alle Fluenze d’Espressione che appartenevano al “pacchetto” formativo, ho vissuto questa esperienza come tutti i partecipanti e sono state varie le fantasie che hanno attraversato le mie riflessioni, dal chiedermi cosa fosse, al volermi ingannare in una rassicurante e fantasiosa comprensione di ciò che fosse, nonostante tutto ero lì con il gruppo con cui ho portato a termine il percorso formativo, ho visto ed ascoltato vari conduttori e talvolta co-conduttori, ho con gli altri commentato, criticato e svelato parti di me, ho visto persone che rimanevano immobili nel corso degli anni e persone che cambiavano modo di porsi in quello spazio, ho assistito a momenti di strutturazione di quel tempo sia da parte dei conduttori che dei partecipanti, ho subito attacchi e ne ho messi in atto, sono stato parte attiva della “chiacchiera”, ho sentito la tensione e la rilassatezza, è come se fossi stato in una prassi in cui l’unica cosa garantita  “è che c’è”.
In quanto “cosa”  è stata percepita, ha potuto colpire tutti coloro che sono stati lì in un momento formante, nel senso del dare forma; formazione dell’uomo che è l’atto di cui la Cura detiene il possesso, quindi possiamo vedere “nella «Cura» ciò a cui l’uomo appartiene «per tutta la vita» ”.
La Fluenza d’Espressione in quanto si inscrive come momento di formazione, si trova di diritto nella Cura, ora resta di coglierne le prossimità che ci permettono di sbirciare cosa si cela dietro, dentro, in, la Fluenza d’Espressione. Come dicevo prima, in quanto “cosa” ci colpisce, si lascia percepire, e non può non essere sentita.
Nelle riunioni che si sono tenute nell’ultimo anno tra conduttori e co-conduttori delle Fluenze d’Espressione è emerso un elemento che lo caratterizzerebbe, cioè: la Fluenza d’Espressione destruttura. Su questo enunciato soffermerei l’attenzione, in quanto “cosa” la Fluenza d’Espressione colpisce il percepente destrutturandolo, quindi se ciò è quello che si avverte, ci permette di svelare un qualcosa che sottende alla “cosa” Fluenza, cioè: come se avessimo a che fare con una struttura. Prima ho provato a dire che lo stare nella Fluenza è: come se fosse uno stare in una prassi. Ora abbiamo l’elemento struttura e l’elemento prassi che in qualche modo si volgono presso la Fluenza d’espressione nel modo del come se; allora, se è possibile riferirci alla prassi Fluenza d’Espressione come terapia semantico-emozionale, individuante-disindividuante, scorporante-incorporante, paticità che fluisce, ci si può volgere ad essa come “sovrastruttura”; non dimentichiamo che questo tipo di esercitazione veniva definita, quando si era nell’antropologia trasformazionale, esplicitazione personale, mentre è divenuta Fluenza d’Espressione, quando si è giunti alle antropologie trasformazionali ulteriori, dando maggiore enfasi alla pluralità rispetto alla singolarità, forse nel tentativo di sovra-elevare la struttura del “discorrere” insita sia nell’“espressione” che nell’”esplicitazione”, e annunciare una volta e per tutte l’appartenere del “discorrere” alla “Fluenza” stessa e non al “personale“. 
Alla luce di quanto dichiarato sembra ovvio che qualsiasi cosa venga portata nella Fluenza d’espressione (tentativi di strutturazione, conduzioni di stile analitico, chiacchiera, vissuti intimi, espressione di emozioni, immobilismo acuto, sperimentazioni di modalità pratiche ecc.) non potrà incidere minimamente su come in realtà vuole darsi.
Sono le costanti di cui si diceva sopra che permettono di coglierla, la regolarità nel tempo e lo stare attorno ad un tavolo che lasciano intravedere una sovrastruttura pragmatica, che si distingue radicalmente da altre realtà gruppali e formativo-terapeutiche, dove la conduzione e le regole di conduzione la fanno da padrone, permettendo a queste ultime un “discorrere dentro”; la Fluenza d’Espressione, invece, ponendo il confine dentro, il tavolo attorno a cui ci si incontra, consente grazie alla “mobilità” della conduzione, che per le sue caratteristiche di variabilità risulta essere indispensabile talvolta divenendo il tema entro cui si discute, permette a sua volta il “discorrere fuori”. La Fluenza d’espressione si dà nell’”estro-verso”:

  1. estro e/o estra
    1. estro deriva dal greco oîstros (οἶστρος) che rimanda a puntura (οἴστρημα), stimolo (ὀρμή).
    2. estra deriva dal latino èxtra che rimanda allo stare fuori
  2. verso
    1. dal latino vèrsus, che rimanda all’essere rivolto a.
    2. il termine rimanda anche ai versi in senso letterario che si rifanno
      al volgersi ordinato nella poesia
    3. la parola rimanda anche al “fare il verso” nel senso di imitare.

 

Dire quindi che si dà nell’estro-verso rinvia al darsi verso l’esterno col modo dello stimolo pungente che ordina e rivolge alla sovrastruttura del discorrere.
Concluderei dicendo che questo momento formativo venendo percepito permette di restituirci, data l’intensità con cui viene vissuto il percorso di crescita umana e formativa che caratterizza la Scuola, quel riferimento entro cui poter soggiornare come prassi discorrente e svelante nella clinica.

 

Giuseppe Ceparano (19 gennaio 2010)

 Bibliografia

 

Heidegger M.
1927          Sein und Zeind (trad. it., Essere e Tempo, a cura di F. Volpi, Milano, Longanesi & C., 2005).

Mele A.
1994                Fluenza d’Espressione. Semantica Emozionale Psicoterapia Didattica, Napoli, Collana Blu.
2000                Da un’altra vita. Antropologia della Cura, Napoli, Guida.

Mele A. & Piro S.
1995                I Mille Talenti. Manuale della scuola sperimentale Antropologico Trasformazionale, Milano, Franco Angeli.

Pastore C.
1995                L’eccesso di Normalità. Per una scienza degli influenzamenti destinali, Roma, FrancoAngeli.

Piro S.
1997                Introduzione alle antropologie trasformazionali, Napoli, La Città del Sole.


A. Mele, 1995: 46

ivi, p.49

C. Pastore, 1995: 68

A. Mele e S. Piro, 1995

S. Piro, 1997: 615

A, Mele, 2000: 56-57

M. Heidegger, 1927: 241

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Aggiornato: Novembre 29, 2016 13:52