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- In Zygmunt Bauman, Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone, Laterza, 2001, Bari.

- IL COMPLESSO, FATTORE CONCRETO DELLA PSICOLOGIA FAMILIARE.

(in J. LACAN, I COMPLESSI FAMILIARI NELLA FORMAZIONE DELL’INDIVIDUO, EINAUDI, 2005, TORINO)

INTRODUZIONE: ISTITUZIONE FAMILIARE.
La famiglia umana è un’istituzione. Essa prevale nella prima educazione, nella repressione degli istinti e nell’acquisizione della lingua, regolando i processi fondamentali dello sviluppo psichico  e l’organizzazione delle emozioni. Trasmette delle strutture di comportamento e di rappresentazione il cui funzionamento va di là dalla coscienza. Così la famiglia stabilisce una continuità psichica tra le generazioni.  

Il complesso è un insieme di rappresentazioni, parzialmente o totalmente inconsce, dotate di una potenza affettiva che organizza la personalità e orienta alle azioni. Il complesso, infatti, non esclude che il soggetto sia cosciente di ciò che esso rappresenta, anche se è essenzialmente inconscio (l’elemento fondamentale è una rappresentazione inconscia, l’imago, che orienta il soggetto nella condotta e nel modo di percepire gli altri). I complessi organizzano lo sviluppo psichico.

  1. COMPLESSO DI SVEZZAMENTO. Questo complesso fissa nello psichismo la relazione di nutrimento imposta dai bisogni della prima infanzia. È la forma arcaica di imago materna e fonda i sentimenti più antichi che legano l’individuo alla famiglia. È il complesso più primitivo che si combina con i complessi successivi.

È interamente dominato da fattori culturali ed è quindi totalmente diverso dall’istinto, anche se si avvicina ad esso perché da un lato è talmente esteso che può sembrare generico e dall’altro rappresenta la funzione biologica della lattazione. Ma, a differenza dell’istinto, che è regolato fisiologicamente, lo svezzamento nell’uomo è regolato culturalmente.
Lo svezzamento lascia sempre una traccia nello psichismo umano in quanto si interrompe la relazione biologica, e può essere accettato o rifiutato. Non si tratta di una vera e propria intenzione o scelta (è più che altro un’intuizione mentale) perché l’io si trova ancora in uno stato elementare. Accade allora che questi due poli opposti coesistono in maniera ambivalente, anche se uno dei due prevale. Tale ambivalenza si risolverà in una serie di differenziazioni psichiche a livello dialettico sempre superiore.
Dopo i 12 mesi le sensazioni estero- proprio- e interocettive non sono ancora coordinate sufficientemente perché il bambino possa riconoscere il proprio corpo e la nozione di ciò che gli è esterno. Nonostante ciò, molto presto, certe sensazioni esterocettive gli permettono di avere i primi interessi affettivi (es: reazioni all’avvicinarsi e all’allontanarsi delle persone che si prendono cura di lui, reazioni d’interesse che manifesta in presenza di un volto umano). Invece, le sensazioni propriocettive della suzione e della prensione sono alla base di un’ambivalenza affettiva del vissuto (l’essere che assorbe è a sua volta assorbito, cannibalismo fusionale attivo e passivo). Per quanto riguarda le sensazioni interocettive, anche queste sono alla base dell’ambivalenza affettiva (l’angoscia della nascita, il freddo della nudità, il disagio della cullata) e organizzano  il tono penoso della vita organica che domina i primi 6 mesi di vita. Tutti questi disagi hanno come causa un adattamento insufficiente alla rottura di quell’equilibrio parassitario tipico della vita intrauterina.
Lo svezzamento in senso stretto dà un’espressione psichica all’imago più oscura di uno svezzamento più antico (quello che alla nascita separa prematuramente il bambino dalla madre, e che crea un malessere che nessuna cura materna può compensare). L’imago del seno materno domina tutta la vita dell’uomo e solo questa può spiegare la potenza e la ricchezza del sentimento materno (rovesciamento: in occasione della maternità la madre riceve e soddisfa il più primitivo dei desideri).
Tuttavia l’imago deve essere sublimata per lasciare spazio ai nuovi rapporti con il gruppo sociale che vengono poi integrati nello psichismo attraverso nuovi complessi ed è importante che ciò accada perché non diventi fattore di morte. Benché sublimata, l’imago del seno materno continua a giocare un ruolo importante e la sua forma più inconscia (l’habitat prenatale) trova un simbolo nell’abitazione (soprattutto quella primitiva: caverna e capanna). Infatti, spesso, lo svezzamento si ripete ed è sufficientemente liquidato solo in occasione dell’abbandono delle sicurezze rappresentate dall’economia familiare.
(Saturazione del complesso = fonda il sentimento materno.
Sublimazione del complesso = contribuisce al sentimento familiare.
Liquidazione del complesso = lascia delle tracce in cui si può riconoscerla.)

  1. COMPLESSO D’INTRUSIONE. Questo complesso si realizza quando il soggetto sa di avere dei fratelli. Le condizioni dipenderanno sia dalle diverse culture che dalle circostanze individuali quali, soprattutto, la posizione che il soggetto occupa prima di ogni conflitto (quella di chi ha o di chi usurpa).

La gelosia che ne scaturisce non rappresenta una rivalità vitale ma un’identificazione mentale, l’aggressività risulta essere secondaria rispetto all’identificazione. Per esempio un bambino posto dinanzi a un suo coetaneo (a condizione che lo scarto di età sia minimo), inizia ad osservarlo curiosamente, lo imita in tutti i gesti, tenta di sedurlo o di imporsi a lui. Con questo comportamento, che è più di un gioco, il bambino anticipa il coordinamento motorio ancora imperfetto a quell’età e cerca di collocarsi socialmente paragonandosi all’altro. È una vera e propria attrazione esercitata dall’immagine dell’altro, vi è l’istanza dell’immaginario, della relazione duale, della confusione fra se e l’altro, l’ambivalenza e l’aggressività dell’essere umano che deve conquistare il proprio posto sull’altro e deve imporsi per non essere annientato.
Lo stadio dello specchio corrisponde al declino dello svezzamento ed è un periodo che si colloca tra i 6 e i 18 mesi caratterizzato dall’immaturità del sistema nervoso. È anche l’avvento del narcisismo. In epoca pre-speculare il bambino vede se stesso come frammentato, non percepisce alcuna differenza tra il proprio corpo e quello della madre, tra sé e il mondo esterno. In questo stadio, invece, il bambino in braccio alla madre arriva a riconoscere la propria immagine allo specchio, anticipando in via immaginaria la forma totale del suo corpo (identificazione immaginaria = trasformazione di un soggetto in seguito all’assunzione di un’immagine). Con la sua mimica e la sua gioia il bambino si volge alla madre come per chiederle di autenticare la sua scoperta. Ella allora, nominandolo (“sei proprio tu”) gli attribuisce un posto tutto suo (stadio dello specchio: ripartizione tra l’immaginario, immagine allo specchio, e il simbolico, quando la mamma nomina il bambino). Questo perché non è mai con il proprio occhio che il bambino si vede ma sempre con l’occhio della persona che lo ama o lo odia.
L’io è l’immagine speculare dello specchio; il soggetto si confonde con la propria immagine e, nei rapporti con i suoi simili si manifesta la stessa attrazione immaginaria del doppio (imago del doppio).
La relazione con il simile è incline alla paranoia, alla competizione. Questa inclinazione si spiega in quanto il gruppo familiare (ridotto a madre e fratelli) disegna un complesso psichico in cui la realtà rimane immaginaria o astratta.
Anche questo complesso va superato per evitare che l’individuo, non superandolo, stagni nello stato narcisistico (struttura narcisistica).

  1. COMPLESSO DI EDIPO. Questo complesso definisce le relazioni psichiche nella famiglia umana. Secondo la psicoanalisi, le pulsioni genitali del bambino raggiungono il loro apice verso i 4 anni e costituiscono una sorta di pubertà psicologica. Queste pulsioni fissano il bambino con un desiderio sessuale sull’oggetto più vicino (in genere l’oggetto che gli offre la presenza e l’interesse, ossia il genitore di sesso opposto) e gettano le basi del complesso e la loro frustrazione forma il nodo. Il bambino rapporta la frustrazione al terzo oggetto (ossia il genitore dello stesso sesso) perché ostacola il soddisfacimento di tali pulsioni. A simile frustrazione si accompagna anche una repressione educativa per impedire la realizzazione delle pulsioni genitali (anche quella masturbatoria). Il genitore dello stesso sesso appare al bambino come l’agente dell’interdizione sessuale e contemporaneamente come l’esempio della sua trasgressione. La tensione si risolve con la rimozione della tendenza sessuale, che rimane latente fino alla pubertà, lasciando spazio a vari interessi neutri favorevoli ad acquisizioni educative (istanza che rimuove = super-io). Inoltre si risolve anche con la sublimazione dell’immagine parentale che perpetuerà un’ideale rappresentativo, garanzia della futura coincidenza tra le attitudini psichiche e quelle fisiologiche al momento della pubertà (istanza che sublima = ideale dell’io). Il super-io e l’ideale dell’io rappresentano la conclusione delle crisi edipica.

Il desiderio edipico, che si caratterizza meglio nel maschio, gli fornisce un’occasione per riattivare le tendenze dello svezzamento, per una regressione sessuale.  La repressione della sessualità poggia sul fantasma di castrazione. Questo non dipende dal sesso del soggetto e determina le formule della tradizione educativa. Rappresenta la difesa dell’io narcisistico rispetto ad una nuova angoscia che nel primo momento dell’Edipo tende a sconvolgerlo (la crisi e l’angoscia non sono causate dall’irruzione del desiderio sessuale quanto dall’oggetto che esso rende di nuovo attuale = la madre). La castrazione, infatti, verte sul fallo in quanto è un oggetto non reale, immaginario. Il bambino, sia maschio che femmina, vuole essere il fallo per diventare il desiderio della madre (1° tempo dell’Edipo); l’interdizione dell’incesto (2° tempo dell’Edipo) deve allontanarlo da questa posizione di fallo materno (attraverso il padre simbolico); nel 3° tempo dell’Edipo interviene il padre reale (colui che ha il fallo) e il bambino che ha rinunciato ad essere il fallo potrà identificarsi con il padre (per avere tutti i titoli per servirsene in futuro), la bambina, invece, in questa fase, impara da quale parte deve dirigersi per trovare il fallo.  
Nonostante il super-io riceva già dalla repressione materna (discipline dello svezzamento e degli sfinteri) le tracce della realtà, è nel complesso di Edipo che esso supera la sua forma narcisistica. Anche qui però si trova una forma di narcisismo (n. secondario) perché vi è un’assimilazione del soggetto all’oggetto. Si costituisce, con il desiderio edipico, un oggetto fornito di un di più della realtà che si oppone ad un io meglio formato. Qui però l’oggetto d’identificazione non è l’oggetto del desiderio, ma è quello che si oppone al desiderio nel triangolo edipico (a erigere l’oggetto nella sua nuova realtà è la difesa narcisistica del soggetto).
L’impulso più decisivo degli effetti psichici del complesso di Edipo proviene dal fatto che l’imago paterna concentra in sé la funzione di repressione e quella di sublimazione; ma questo è un fatto d’importanza sociale (della famiglia paternalistica). Nelle culture matriarcali ci sono altre strutture simboliche che promuovono la castrazione, infatti l’autorità familiare non è rappresentata dal padre, ma dallo zio materno. Qui il padre, sollevato da ogni funzione repressiva, svolge un ruolo più di assistenza familiare come maestro di tecniche e tutore nelle imprese. Questa separazione delle funzioni porta ad un equilibrio diverso dello psichismo. Tale equilibrio dimostra che il complesso edipico è relativo ad una determinata struttura sociale (in simili culture, però, accanto all’armonia compare una stereotipia nelle creazioni della personalità. Di conseguenza appare che lo slancio della sublimazione sia dominato dalla repressione sociale quando le due funzioni rimangono separate).
È proprio nel realizzare il conflitto dell’uomo alle prese con la sua angoscia, nell’offrirgli il campo chiuso in cui possa misurarsi con le figure più profonde del suo destino, nel mettere alla portata della sua esistenza il trionfo assoluto della sua originaria servitù, che il complesso della famiglia coniugale produce i successi superiori del carattere, della felicità e della creazione.
Eppure da un gran numero di effetti psicologici si evidenzia un declino sociale dell’imago paterna a causa del progresso sociale (concentrazioni economiche e catastrofi politiche). Questo declino costituisce una crisi psicologica (grande nevrosi contemporanea che ha come causa principale la personalità del padre, sempre carente, assente, umiliata, divisa o fasulla).

dott.ssa Giorgia Tisci (14 dic. 2006)

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Aggiornato: Novembre 29, 2016 13:52