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Naufragio in psicopatologia
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Beethoven - Sonata Kreutzer n° 9.

(Opera 47: Adagio Sostenuto presto)



“L’ammore avess’ ‘a essere
‘na cosa fatta ‘e zucchero,
‘na cosa doce e semplice
tutta sincerità.
Duje piette ca sospirano,
ddoje vocche ca se vasano,
duje core ca se fonneno
fino all’eternità.”
Antonio De Curtis

Non voglio per niente al mondo discutere delle potenzialità geniali dell’artista Beethoven, ma incuriosito dalle parole del professor Genovese ho voluto provare ad ascoltare questa opera e descrivere le mie sensazioni.

Il violino si presenta, lascia che le sue note riempiano la stanza, la pausa permette a queste di dissolversi nell’aria, ecco l’altro entrare lentamente, è il piano, con molta discrezione sembra quasi che chieda qualcosa. I due strumenti si scambiano battute, alternandosi, mostrando le proprie diversità, cercando di imitarsi, sembrano i primi tocchi di un amore che fiorisce, quei primi passi che precedono la “confidenzialità” intesa come apertura all’altro, ecco che l’incontro come per magia raggiunge l’armonia, si sente un armonico suono a due voci che avanza passionalmente, sembra di assistere intimamente ad un rapporto genitale che permette alle diversità di prendere e di dare, di prendersi e di darsi. Si raggiunge l’acme seguito da un breve silenzio, quasi per riprendere le forze e far mente locale su quello che si è preso e si è dato, violino e piano proseguono il cammino non diventando un’unica entità ma restando diversi con un qualcosa dell’altro, si ode il violino con il piano che fa da sfondo, si ode il piano con il violino che fa da sfondo. L’opera avanza, quasi a rappresentare la vita fatta di alti e bassi, con i protagonisti che riescono a conservare quella armonia che solo due diversità riescano a conseguire talvolta imitandosi, talvolta sovrapponendosi, avendo creato quella comunione che non genera rinunce ma semmai provoca la completezza, non è fusione ma unione di due entità che restano tali pur proponendosi una vita in comune. Quei momenti di alta intensità sonora sembrano momenti lieti di esuberanza vissuti insieme, mentre le basse intensità dei suoni lasciano presagire qualcosa di penoso che grazie alla collaborazione dell’altro si riescono a superare. La musica finisce lasciando una piacevole sensazione, il presagio di conseguire l’armonia con l’altro cioè l’amore.

dott Giuseppe Ceparano (06 mag. 2003)

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