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Naufragio in psicopatologia
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ANALISI FENOMENOLOGICA: ESSER MADRE.


Lo scopo principale di questa mia analisi è quello di cercare di ragionare fenomenologicamente sull’esser madre.
La prima cosa a cui penso è all’esser madre in generale. Allora mi domando: cosa fa diventare una donna, madre? Rispondo: la madre diventa madre quando genera, concepisce suo figlio. A questo punto devo chiedermi: esistono donne che pur non mettendo al mondo un figlio, diventano madri? La risposta è si, e mi riferisco alle madri adottive, non biologiche ma che comunque si sentono madri e sono a loro volta considerate madri dai loro figli.
Poi, però, penso a qualcosa che, in qualche modo, mi riporta a quanto detto sopra. Penso, appunto, al concetto di madre in tutte le sue sfumature e nelle parole che la contengono. Madre è colei che genera i figli e si dedica a loro; la madrelingua è la lingua che si parla nella famiglia in cui si nasce ; la madrepatria è il paese di origine per chi vive all’estero; la madreperla è lo strato interno della conchiglia di alcuni molluschi; la madrevite è un elemento cavo in cui s’introduce una vite che dev’essere filettata  ecc. Emergono tre elementi caratteristici della madre: la madre è origine; la madre contiene, nel senso che fa da contenitore; infine, la madre nutre e protegge.  Queste sono le caratteristiche proprie di una madre: contenere, nutrire e proteggere un essere che nasce e cresce. La madre è accanto al figlio nella sua crescita, attraverso la sua presenza e le sue cure.
Sorgono nuovamente altre domande: Ci sono madri che non hanno fatto da contenitore al proprio figlio, che non lo hanno portato in grembo per mesi?  A questa domanda abbiamo già risposto di si, ci sono e sono le madri adottive. Esistono madri che non nutrono, nel senso di dar da mangiare, i propri bambini? Si. In tempi e luoghi diversi esistevano, e probabilmente esistono ancora, le balie, ossia quelle donne che allattavano e nutrivano i bambini altrui.  Ancora, esistono madri che non proteggono e non hanno un istinto protettivo rispetto ai loro figli? Io, rispondo di no. Tutt’al più esiste un fare protettivo difettivo.
Mi sorge, a questo punto, spontaneo fare un confronto con il padre. Che differenza c’è tra una madre e un padre? La madre di solito è accanto al padre nel crescere il figlio. La madre, però, ha, rispetto al padre e a qualsiasi altra persona,  un fare protettivo che la caratterizza e la distingue.
La madre, allora, mi si dà nel suo fare protettivo. La madre non mi si darebbe se non fosse protettiva. Il figlio gli si dà per essere protetto.
Mi torna, però, costantemente alla mente l’esser madre come origine. Penso: anche il padre ha un fare protettivo, ma la madre a differenza sua ha generato, nutrito e partorito quel figlio. La madre, quindi, in questo senso, mi si dà nella sua originabilità,l’esser madre è dare origine, vita a un altro essere, il figlio, che gli si dà per essere originato. Poi accudito e cresciuto.
Ovviamente, l’analisi non si conclude qui.

dott.ssa Giorgia Tisci (26 lug. 2007)

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